mercoledì 29 agosto 2012
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mercoledì 22 agosto 2012
autunno...
chissà se mi pensa...
chissà se ricorda
le pedalate in bicicletta, le notti uno accanto all'altra, le paste supercondite, le pizze, le risate e lei che appena sveglia mi racconta il sogno appena fatto...
chissà se ricorda le mele portate all'uscita della scuola, i messaggi scritti al pomeriggio tardi, le risate da scappare in bagno e l'amore la domenica mattina...
chissà se ricorda le mie labbra, come io ricordo le sue e i suoi capelli di seta....i pianti, le litigate e il formaggio fresco da levare dalla pentola...
chissà se ricorda le mille promesse, la gioia, gli abbracci, le carezze ai gatti e le passeggiate a Venezia con il kebab in mano...
chissà se ricorda la "fionda" che facevamo in bici, lanciandoci l'uno con l'altra mano nella mano, i "ti amo" sotto la pioggia, le battaglie di neve e i bagni di notte in sicilia...
chissà se ricorda le sue gelosie, le mie paranoie, il suo saltarmi addosso sfacciata e il solletico senza tregua...
chissà se ricorda quanto ci amavamo e quanto promettevamo di amarci...
chissà se ricorda i suoi sogni e tutto ciò che anche a fatica siamo stati in grado di realizzare...
chissà...
chissà...
se la notte è ancora sola e desidera svegliarsi col mio caffè ed un bacio...
chissà se desidera ancora un massaggio alle sue splendide gambe, fare la spesa assieme e discutere di peyote, alieni e 2012...
chissà se ricorda i pianti silenziosi, abbracciati, davanti alla nostra serie tv preferita, il suo "poverinooo" e le mie prese in giro...
chissà se ricorda quando le dissi che non avrei smesso mai di amarla, nemmeno se mi avesse ucciso...
chissà se ricorda quando lei promise di non smettere mai di amarmi, nemmeno se l'avessi abbandonata...
chissà...
chissà...
chissà se esiste ancora...lei, più bella di ogni altra cosa al mondo...
più bella di ogni motivazione, di ogni ideale, di ogni vita che uomo possa mai sognare di avere....
chissà...
ti amo.
Maledetta Tu che sei andata via, lasciandomi solo...
maledetto io che non so amare nessun'altra perchè so amare solo Te...
Claudio
domenica 8 luglio 2012
quando apri il cassetto dei sogni...
Quando ero piccolo volevo fare il supereroe...
indossare il mantello rosso con il simbolone giallo, volare sicuro e veloce dalla finestra aperta, sorvolare la città scrutando con attenzione ogni angolo remoto e scovare criminali da combattere, fare innamorare la Lois Lane di turno e vivere così, felice, forte e gagliardo...
col tempo i sogni son cambiati, le esigenze e la vita hanno strasformato quel bambino sognatore in un uomo...
un uomo che sogna, che vive, soffre e fa cazzate come tutti...forse qualche volta anche un po' di più di altri.
e così son finito col disegnare quegli eroi che mi affascinavano, poi a crearne di miei, attorniato da un mondo fantastico e vivo quasi quanto la mia stessa vita.
c'era anche Lois Lane...
c'è sempre stata una Lois lane in ogni momento della mia vita...
alle volte sognata, alle volte reale, con i capelli profumati, lisci lunghi e leggeri come seta.
occhi stupendi in cui perdersi, labbra da baciare, labbra da cui sentire uscire le parole più belle del mondo.
abbandoniamo per un attimo la poesia...
parilamo di cose reali, pratiche.
mio padre non ha realizzato molto in vita sua.
avrebbe voluto, non c'è riuscito.
colpa sua o meno, non sta a me giudicarlo.
ci ha lasciati con una casa e con tante cose incompiute.
una lezione, la cosa più importante di tutte: vivere ogni giorno come fosse l'ultimo.
per un po' di tempo questa lezione l'ho dimenticata, e ne ho pagato le conseguenze.
adesso però voglio stamparla a caratteri di fuoco nel mio cuore.
la Blam! Editions è la somma di tutto quel che avete letto finora.
sono io, i miei sogni, le mie delusioni e la volontà ferrea che niente di tutto ciò che di sbagliato ho fatto in precedenza si ripeta.
è la mia opera, è il mio gesto eterno.
per me, e soprattutto per la mia piccola Sara, mia figlia, che adesso magari non capirà, ma in futuro spero di si.
ho tanto da dare a a mia figlia, tanto da recuperare nei sui confronti.
non sono mai stato un padre modello.
adesso ho la possibilità di lasciarle qualcosa di veramente importante.
la mia lezione.
realizza i sogni bimba mia, realizzali e non farti distrarre da nulla.
non lasciare che nessuno ti rallenti.
travolgi tutto e tutti, perchè arriverà un giorno in cui non potrai più far altro che girare la testa indietro e fare i conti.
solo allora saprai chi sei e che valore avrai avuto.
per gli altri...forse...
per te stessa, sicuramente.
concludendo...che a nessuno venga in mente di mettermi i bastoni tra le ruote.
sarò un nemico implacabile e venderò cara la pelle.
non solo per me...ma per lei, mia figlia.
l'unica per cui valga la pena vivere.
Blam!
venerdì 10 febbraio 2012
giovedì 9 febbraio 2012
Lettera ad un vecchio amico
oggi voglio spendere qualche parola ad un vecchio, caro amico.
questo amico, per comodità, lo chiamerò "Ciccio"...
io e Ciccio non abbiamo più frequentazione da anni, causa distanza geografica, e non parliamo più da quasi 3 anni ormai, perchè i nostri rapporti si sono incrinati, anzi profondamente rotti.
Caro Ciccio
cosa è successo?
cosa ti è successo?
cosa sei diventato?
non passa giorno che non legga di te, di ciò che scrivi, di ciò che denunci, della gente che ti vuole male, o perchè non comprende o perchè tu l'hai portata a non comprenderti.
Ciccio...
amico mio...
caro vecchio compagno di avventure...
cosa ti ha portato ad assumere il ruolo di Don Chisciotte?
dove ti porta tutto questo combattere i mulini a vento?
e soprattutto, ti sei accorto che i mulini a vento li stai costruendo tu?
non prendo mai parte ad alcuna diatriba, mai un commento su quello o l'altro sito, però leggo.
leggo tutto.
una volta, si eri un rompiballe, ma non eri così, come adesso, un serpente velenoso, rabbioso, pronto a scagliarsi contro ogni cosa pur di far vedere quanto sai essere mortale con il tuo morso...
negli anni ho capito, per esperienza personale, che la maggior parte delle volte che si vede il marcio, quasi sempre siamo noi stessi marci dentro, e abbiamo da dimostrare tanto, solo che non ce la facciamo, quindi la frustrazione si trasforma e diventa rancore, paranoia, superbia...
ti ricordi quando il nostro scopo era sentire l'odore della carta stampata?
il fruscio di un albo, anche fotocopiato, che scorre tra le dita...
far leggere una storia tutta nostra, per la quale magari avevamo passato una o più notti in bianco...
te lo ricordi ancora il gusto di raccontare?
te lo ricordi ancora cosa sono i fumetti?
quei bellissimi albi che amavamo leggere, che amavamo scrivere e disegnare?
Ciccio, dove sei finito?
leggo sempre, tutto ciò che scrivi, ma mai scorgo tra le tue frasi grondanti di sangue la parola "fumetto"...
ecco, io invece, ho capito tante cose, e le battaglie non le fo più.
ne faccio solo due...una battaglia, continua per riuscire a migliorarmi, per creare qualcosa di veramente meritevole di essere ricordato...
l'altra battaglia, per mostrare a mia figlia quanto valga la pena mettersi in discussione e ricominciare.
ogni giorno.
adesso, lo sai già suppongo, io sto iniziando questo cammino che si chiama "Blam!"...
non è una gara con nessuno.
non è una sfida.
è solo la mia via.
il mio pensiero, magari errato, ingenuo, senza dietrologie, ma è genuino.
è quello che ho sempre sognato.
è quello che una volta sognavamo assieme
solo che tu lo hai dimenticato.
per favore, adesso basta, spegni la spina.
torna a raccontare.
smetti la guerra, ed inizia a realizzare quel che sognavi.
Claudio
questo amico, per comodità, lo chiamerò "Ciccio"...
io e Ciccio non abbiamo più frequentazione da anni, causa distanza geografica, e non parliamo più da quasi 3 anni ormai, perchè i nostri rapporti si sono incrinati, anzi profondamente rotti.
Caro Ciccio
cosa è successo?
cosa ti è successo?
cosa sei diventato?
non passa giorno che non legga di te, di ciò che scrivi, di ciò che denunci, della gente che ti vuole male, o perchè non comprende o perchè tu l'hai portata a non comprenderti.
Ciccio...
amico mio...
caro vecchio compagno di avventure...
cosa ti ha portato ad assumere il ruolo di Don Chisciotte?
dove ti porta tutto questo combattere i mulini a vento?
e soprattutto, ti sei accorto che i mulini a vento li stai costruendo tu?
non prendo mai parte ad alcuna diatriba, mai un commento su quello o l'altro sito, però leggo.
leggo tutto.
una volta, si eri un rompiballe, ma non eri così, come adesso, un serpente velenoso, rabbioso, pronto a scagliarsi contro ogni cosa pur di far vedere quanto sai essere mortale con il tuo morso...
negli anni ho capito, per esperienza personale, che la maggior parte delle volte che si vede il marcio, quasi sempre siamo noi stessi marci dentro, e abbiamo da dimostrare tanto, solo che non ce la facciamo, quindi la frustrazione si trasforma e diventa rancore, paranoia, superbia...
ti ricordi quando il nostro scopo era sentire l'odore della carta stampata?
il fruscio di un albo, anche fotocopiato, che scorre tra le dita...
far leggere una storia tutta nostra, per la quale magari avevamo passato una o più notti in bianco...
te lo ricordi ancora il gusto di raccontare?
te lo ricordi ancora cosa sono i fumetti?
quei bellissimi albi che amavamo leggere, che amavamo scrivere e disegnare?
Ciccio, dove sei finito?
leggo sempre, tutto ciò che scrivi, ma mai scorgo tra le tue frasi grondanti di sangue la parola "fumetto"...
ecco, io invece, ho capito tante cose, e le battaglie non le fo più.
ne faccio solo due...una battaglia, continua per riuscire a migliorarmi, per creare qualcosa di veramente meritevole di essere ricordato...
l'altra battaglia, per mostrare a mia figlia quanto valga la pena mettersi in discussione e ricominciare.
ogni giorno.
adesso, lo sai già suppongo, io sto iniziando questo cammino che si chiama "Blam!"...
non è una gara con nessuno.
non è una sfida.
è solo la mia via.
il mio pensiero, magari errato, ingenuo, senza dietrologie, ma è genuino.
è quello che ho sempre sognato.
è quello che una volta sognavamo assieme
solo che tu lo hai dimenticato.
per favore, adesso basta, spegni la spina.
torna a raccontare.
smetti la guerra, ed inizia a realizzare quel che sognavi.
Claudio
sabato 4 febbraio 2012
è ora di fare Blam!
Dopo tre anni di peripezie, di sacrifici, fughe, delusioni, attese disattese, frizzi e lazzi vari, finalmente torno a riprendermi in mano la vita e a realizzare i sogni nel cassetto.
Sono tanti, così tanti che non so se basterebbe una vita, ma intanto comincio...
Il primo di tutti i progetti è la Blam! Editions, la casa editrice che ho sempre sognato di aprire.
Nata idealmente 3 anni fa, è rimasta un progetto "strozzato" a causa di tanti motivi, economici innanzitutto.
Non c'è nulla di male ad ammetterlo.
Adesso però le cose son cambiate, e finalmente tra qualche settimana si apre battenti.
Ho già due volumi in fase di editing, a breve stamperò, poi si parte.
Madville, del sempre ottimo Paolo Zeccardo, l'incarnazione del Mangaka, romano, dio del Copic, persona davvero fantastica, sotto tanti punti di vista.
Poi c'è Marco Tanca, con la sua "Non so più scrivere in corsivo", un'opera davvero intelligente e poetica.
Marco è stato uno dei primi a credere nella mia idea di casa editrice, e dopo aver vinto il concorso "Blam! Contest", è rimasto lì, paziente ad attendere che io fossi pronto, senza mai lamentarsi.
è stato davvero un amico.
In molti infatti mi hanno abbandonato nel corso di questi 3 anni.
Marco e Paolo no.
Sono un sentimentale, per me certe cose hanno più importanza del resto.
Oltretutto sono due autori fantastici.
Poi c'è Robotix..
capitolo a parte.
amo la fantascienza, in tutte le salse.
Robotix unisce vari punti di vista, raccontando una storia che omaggia i grandi temi della Sci-Fi in una botta sola.
Ho la fortuna di aver trovato anche i collaboratori perfetti per realizzarla, da Marianna Pescosta, sempre al mio fianco, da 5 anni ormai, talentuosissima, pignola e determinata quanto bella, a Matteo Giurlanda (Eon, Nox) eccezionale disegnatore, destinato ai fasti del fumetto italiano, Luca Cicchitti (Factor V), Denis Medri, e...un copertinista a sorpresa che ora non svelo, ma di certo la sua presenza farà felici tanti vecchi fans di Nathan Never e di Cyborg (Star Comics)...
Son davvero contento.
Certo, all'inizio andrò cauto, il budget non è la stesso su cui possono contare le grandi case editrici, ma di certo, con il mio poco cercherò di realizzare il massimo possibile.
intanto godetevi le anteprime dei personaggi di Robotix:
tiè
domenica 4 dicembre 2011
grazie Sensei...
Tante volte ho pianto la scomparsa di uomini d'arte.
L'ultima volta lo feci per John Buscema, indimenticato disegnatore di Conan il Barbaro (tra gli altri personaggi) che ho avuto il privilegio di conoscere anche di persona, ancor prima per Jack “the King” Kirby, o per Andrea Pazienza.
Stavolta però, non piange solo il disegnatore che è in me, non solo l'amante della fantasia, piange soprattutto il bambino che ero, che ancora alberga in me nonostante tutto e che vivrà per sempre dentro questo corpo che giorno dopo giorno invecchia senza sosta, silenziosamente, conservando ogni momento passato come un prezioso bottino di ricordi.
Oggi piango la fine di un vero maestro dell'animazione mondiale, Shingo Araki.
A molti il suo nome può non dir nulla, ma basta citare uno solo dei suoi capolavori per suscitare ondate di ricordi d'infanzia, a chiunque della mia e delle successive generazioni.
Araki era un fumettista mancato, come amava dire lui stesso di sé.
In coppia con la sua collega di sempre, Michi Himeno, aveva contribuito a creare più della metà dei cartoni animati apparsi qui in italia, nel periodo in cui nascevano le televisioni private e poi successivamente si consolidava il loro potere mediatico.
Nel Bel Paese è sempre stato amato e ricordato da una cerchia di fedelissimi “otaku”( i nerds, per dirla in breve), in Francia osannato e portato agli onori come un dio in terra anche dai non addetti ai lavori, in Giappone una colonna portante della rinascita dell'animazione nazionale degli anni '60 e inarrivabile maestro per generazioni di nuovi disegnatori.
“Lady Oscar, Goldrake, Remì, Rocky Joe, i Cavalieri dello Zodiaco, Kiss me Licia, Bia, Memole Dolce Memole”...sono questi alcuni dei titoli (italiani) di serie animate per le quali lui ha svolto il ruolo di Character designer ( colui che crea i model e il look dei personaggi ) o spesso anche di Sakkan (rifinitore che imprime uno stile unico all'animazione facendo convergere in un tutto fluido e credibile il lavoro svolto da decine di disegnatori impegnati nelle varie fasi di lavorazione).
La sua carriera, iniziata dalle ceneri di un Sol Levante devastato dalla guerra e dall'atomica, è costellata di successi, iniziati come collaboratore dell' indimenticato Osamu Tezuka per “Kimba, il leone bianco”, nel 1965.
Araki, presto collabora con i più grandi autori giapponesi, da Leiji Matsumoto a Go Nagai, da Monkey Punch a Masami Kurumada, contribuendo sempre ad accrescere la notorietà degli stessi, perchè ogni volta ne scaturisce un capolavoro indiscusso, premiato dal successo e dall'affetto dei sempre crescenti fans, in tutto il mondo, legando il suo nome alle trasposizioni animate dei personaggi più noti del manga orientale.
Svariate poi le interazioni con studi europei e americani, specie francesi, per il cui mercato crea “Ulisse 31, Memole dolce Memole, o l'ispettore Gadget”...
per noi, bambini dell'epoca, ogni sua fatica si accompagna ad un ricordo.
E' difficile restare indifferenti alla sua scomparsa.
Ma cosa distingue un Araki da un qualsiasi altro animatore del sol levante, categoria così spesso accusata di essere un po' troppo omologata ed uniforme per soluzioni stilistiche?
Una sola parola, Bikei, ovvero, “bello stile”...

Così Oscar vestita da donna, attraversa il salone delle feste della règia, lei in genere così marziale e maschile, si concede per una volta il lusso della femminilità, esibendola apertamente in un mondo che cambia, mentre nobili e cortigiani, inetti e inconsapevoli guardoni, affacciano la testa alla finestra di una storia che mischia tragedia e favola, finendo poi per perderla alla ghigliottina...
E che dire dell'Araki Character Designer?
I suoi personaggi...perfetti!
Tanto crudi e spesso poco curati nella versione manga quanto gentili e funzionali al ruolo dopo essere stati ridisegnati dal Maestro di Nagoya.
Colori complementari, teoria del colore rispettatissima, simbologie, forme, tutto tende a dare una resa immediata del personaggio, sia che si tratti di un buono che di un cattivo, di un protagonista che una comparsa.
Il suo lavoro lo conosce eccome Araki, e lo dimostra ogni volta.
E i suoi personaggi (perchè diventano suoi al 100%) pur affrontando evoluzioni e cambiamenti nel corso della storia, non perdono mai di efficacia o di appeal nei confronti del telespettatore.
Duke fleed (Actarus di Goldrake) per esempio, inizialmente caratterizzato da Komatsubara come un "figlio dei fiori" che rifiuta la guerra e la violenza, con l'arrivo di Araki nella seconda parte della serie diviene un principe, senza patria, misterioso, cupo, tormentato, pallido ma bellissimo, e ogni volta che troverà l'amore, la guerra gli negherà la felicità, fino allo scontro finale, sofferto, liberatorio, che lo vedrà vincitore come una fantascientifica Cenerentola o un moderno Ulisse, finalmente pronto per tornare a casa e ricostruire il suo regno distrutto.
L'ultima volta lo feci per John Buscema, indimenticato disegnatore di Conan il Barbaro (tra gli altri personaggi) che ho avuto il privilegio di conoscere anche di persona, ancor prima per Jack “the King” Kirby, o per Andrea Pazienza.
Stavolta però, non piange solo il disegnatore che è in me, non solo l'amante della fantasia, piange soprattutto il bambino che ero, che ancora alberga in me nonostante tutto e che vivrà per sempre dentro questo corpo che giorno dopo giorno invecchia senza sosta, silenziosamente, conservando ogni momento passato come un prezioso bottino di ricordi.
Oggi piango la fine di un vero maestro dell'animazione mondiale, Shingo Araki.
A molti il suo nome può non dir nulla, ma basta citare uno solo dei suoi capolavori per suscitare ondate di ricordi d'infanzia, a chiunque della mia e delle successive generazioni.
Araki era un fumettista mancato, come amava dire lui stesso di sé.
In coppia con la sua collega di sempre, Michi Himeno, aveva contribuito a creare più della metà dei cartoni animati apparsi qui in italia, nel periodo in cui nascevano le televisioni private e poi successivamente si consolidava il loro potere mediatico.
Nel Bel Paese è sempre stato amato e ricordato da una cerchia di fedelissimi “otaku”( i nerds, per dirla in breve), in Francia osannato e portato agli onori come un dio in terra anche dai non addetti ai lavori, in Giappone una colonna portante della rinascita dell'animazione nazionale degli anni '60 e inarrivabile maestro per generazioni di nuovi disegnatori.
“Lady Oscar, Goldrake, Remì, Rocky Joe, i Cavalieri dello Zodiaco, Kiss me Licia, Bia, Memole Dolce Memole”...sono questi alcuni dei titoli (italiani) di serie animate per le quali lui ha svolto il ruolo di Character designer ( colui che crea i model e il look dei personaggi ) o spesso anche di Sakkan (rifinitore che imprime uno stile unico all'animazione facendo convergere in un tutto fluido e credibile il lavoro svolto da decine di disegnatori impegnati nelle varie fasi di lavorazione).
La sua carriera, iniziata dalle ceneri di un Sol Levante devastato dalla guerra e dall'atomica, è costellata di successi, iniziati come collaboratore dell' indimenticato Osamu Tezuka per “Kimba, il leone bianco”, nel 1965.
Araki, presto collabora con i più grandi autori giapponesi, da Leiji Matsumoto a Go Nagai, da Monkey Punch a Masami Kurumada, contribuendo sempre ad accrescere la notorietà degli stessi, perchè ogni volta ne scaturisce un capolavoro indiscusso, premiato dal successo e dall'affetto dei sempre crescenti fans, in tutto il mondo, legando il suo nome alle trasposizioni animate dei personaggi più noti del manga orientale.
Svariate poi le interazioni con studi europei e americani, specie francesi, per il cui mercato crea “Ulisse 31, Memole dolce Memole, o l'ispettore Gadget”...
per noi, bambini dell'epoca, ogni sua fatica si accompagna ad un ricordo.
E' difficile restare indifferenti alla sua scomparsa.
Ma cosa distingue un Araki da un qualsiasi altro animatore del sol levante, categoria così spesso accusata di essere un po' troppo omologata ed uniforme per soluzioni stilistiche?
Una sola parola, Bikei, ovvero, “bello stile”...

questo è il termine corretto per spiegare un certo tipo di stile del narrare per immagini, uno stile piuttosto cinematografico ed impressionista, un agglomerato di tecniche e soluzioni estetiche che solo la lingua giapponese può completamente definire.
lezioso, curato, decorativo ma al tempo stesso essenziale...sono tutti termini che per noi risulterebbero complementari e talvolta contradittori per aggettivare qualcosa, eppure il bikei è tutto questo, ma anche molto di più...
Araki è una sorta di Fedro moderno, che spesso si distacca nei suoi lavori animati dallo spunto di partenza del manga di cui è incaricato di realizzare la trasposizione.
non è un "traduttore" da un media all'altro, ma un autore vero e proprio, e i risultati della sua interpretazione diventano così dei prodotti a sè stanti.
non è un "traduttore" da un media all'altro, ma un autore vero e proprio, e i risultati della sua interpretazione diventano così dei prodotti a sè stanti.
Araki è un cartoonist, come direbbero negli USA...
Araki è un funambolo della sequenza animata, e questo lo dico io.
ma cos'è il Bikei?
una pozione magica?...
una prospettiva?
un inquadratura?
si, .....e no...
il Bikei è pura magia...
il Bikei è pura magia...
Araki, fin dall'inizio della sua carriera, fissa delle caratteristiche distintive nei personaggi, occhi grandi ed espressivi, visi affusolati, capigliature fluenti e colorate, e abiti svolazzanti.
Mettiamoci anche una incredibile plasticità nei movimenti dei corpi, alle volte slegata dalle leggi anatomiche, ma sempre gradevole e plausibile, una cura nei dettagli decorativi maniacale, ed il gioco è fatto.
L'animazione è estremamente fluida, un gioco ininterrotto di geometrie morbide, di gabbie a cerchio e ad ellisse invisibili e piacevolissime per chi guarda.
I suoi personaggi pur avendo i piedi ben saldi a terra, sembrano leggeri come l'aria, sembrano quasi danzare, anche mentre combattono o corrono, come piume trasportate dal vento.
é uno stile leggero, che non carica lo sguardo.
Altri animatori “seriali”, o più in generale, altri disegnatori del sol levante, spesso sono rei di avere una sorta di "cattivo gusto", una cruda mancanza di delicatezza estetica nel metodo di rappresentazione delle storie e dei personaggi.
Araki no.
e non è solo l'estetismo raffinato dei disegni a dimostrarlo.
In un periodo in cui, in Italia, le polemiche sull' influenza negativa attribuita ai cartoni animati giapponesi sui ragazzi avevano una grossa rilevanza, si accendeva un acceso dibattito sociale (persino una interpellanza parlamentare su "Goldrake"!! ) che, nel giro di pochi mesi (siamo agli inzi degli anni '80) portava alla cancellazione dai palinsesti tv della Rai tantissme serie animate...
non a caso però, i suoi lavori, restano tra i pochi prodotti sopravvissuti a quel periodo di inutili censure.
In un periodo in cui, in Italia, le polemiche sull' influenza negativa attribuita ai cartoni animati giapponesi sui ragazzi avevano una grossa rilevanza, si accendeva un acceso dibattito sociale (persino una interpellanza parlamentare su "Goldrake"!! ) che, nel giro di pochi mesi (siamo agli inzi degli anni '80) portava alla cancellazione dai palinsesti tv della Rai tantissme serie animate...
non a caso però, i suoi lavori, restano tra i pochi prodotti sopravvissuti a quel periodo di inutili censure.
Più in generale si può affermare che prima dell'arrivo di Araki ( ma anche dopo ) i personaggi giapponesi invadevano lo schermo con espressioni deformate, visi rotondi e caricaturali, atti violenti spesso fini a sè stessi, tratti sofferti e movimenti sgraziati, combattimenti con mostri da incubo, oppure, quando si rivolgevano ad un pubblico meno adulto, le animazioni erano spesso stentate e poco curate, a volte anche un po' noiose.
Araki cambia da subito questa metodologia di lavoro, conferendo una bellezza senza precedenti a tutte le animazioni a cui prende parte...
In parte, sembra che ci sia una sorta di filo conduttore tra lo stile di Tezuka e il suo, i punti in comune infatti sono molteplici.
proprio in queste caratteristiche però, esaltate e via via sviluppate autonomamente negli anni, esce fuori prepotentemente il Bikei di Araki.
Prendiamo in esame alcuni esempi...
In parte, sembra che ci sia una sorta di filo conduttore tra lo stile di Tezuka e il suo, i punti in comune infatti sono molteplici.
proprio in queste caratteristiche però, esaltate e via via sviluppate autonomamente negli anni, esce fuori prepotentemente il Bikei di Araki.
Prendiamo in esame alcuni esempi...
Come sarebbe stata la storia dei protagonisti di "Versailles no Bara"( Lady Oscar) sviluppata tra intrighi di corte e vessazioni subite dal popolo francese, come sarebbe stata rappresentata l'immane tragedia umana della rivoluzione francese senza la sua abile maestrìa...
Ricordiamoci che il manga originale di Ryoko Ikeda è una grande Soap storica, dove vengono narrati principalmente gli amori e le delusioni brucianti della Principessa ( poi regina) Maria Antonietta, della stessa Oscar, ma anche di Andrè, di Fersen, del giovane Re Luigi...
eppure, dalle mani esperte di un Araki in pieno periodo "verista" esce fuori un capolavoro dell'animazione mondiale, che appassiona telespettatori di ogni età.
Ne nasce un perfetto mix di azione, romanticismo, thriller, un tutto tecnicamente perfetto, esteticamente esaltante, dove la rivoluzione francese non è solo una scusante narrativa, ma la protagonista assoluta.
I personaggi muoiono come mosche, tragicamente, come è giusto che sia.
Eppure il Bikei di Araki ci rende tutto sopportabile, amabile, consequenziale e corretto, anche se la storia ci strappa più di una lacrima prima della fine.
Ricordiamoci che il manga originale di Ryoko Ikeda è una grande Soap storica, dove vengono narrati principalmente gli amori e le delusioni brucianti della Principessa ( poi regina) Maria Antonietta, della stessa Oscar, ma anche di Andrè, di Fersen, del giovane Re Luigi...
eppure, dalle mani esperte di un Araki in pieno periodo "verista" esce fuori un capolavoro dell'animazione mondiale, che appassiona telespettatori di ogni età.
Ne nasce un perfetto mix di azione, romanticismo, thriller, un tutto tecnicamente perfetto, esteticamente esaltante, dove la rivoluzione francese non è solo una scusante narrativa, ma la protagonista assoluta.
I personaggi muoiono come mosche, tragicamente, come è giusto che sia.
Eppure il Bikei di Araki ci rende tutto sopportabile, amabile, consequenziale e corretto, anche se la storia ci strappa più di una lacrima prima della fine.
Così Oscar vestita da donna, attraversa il salone delle feste della règia, lei in genere così marziale e maschile, si concede per una volta il lusso della femminilità, esibendola apertamente in un mondo che cambia, mentre nobili e cortigiani, inetti e inconsapevoli guardoni, affacciano la testa alla finestra di una storia che mischia tragedia e favola, finendo poi per perderla alla ghigliottina...
...e che dire di Rocky Joe, Remì, Jenny la tennista, anch'esse opere del cosiddetto periodo "verista" di Shingo Araki, personaggi eccelsi, struggenti nelle loro tragedie, e commoventi per la gioia di arrivare ad un obiettivo dopo tanto penare e straziare di corpi...
le linee cinetiche avvolgono il braccio del pugile Joe, mentre colpisce e allo stesso tempo subisce i colpi mortali di Josè Mendoza, il campione invincibile, mentre il suo corpo si asciuga pian piano, ripresa dopo ripresa, fino all'inevitabile, drammatica, conclusione.
La racchetta di Jenny, unico baluardo che la campionessa possiede per ribattere la schiacciata vincente della rivale Madame Butterfly, mentre lei si allunga e si tuffa su ogni palla, come fosse l'ultima...
La racchetta di Jenny, unico baluardo che la campionessa possiede per ribattere la schiacciata vincente della rivale Madame Butterfly, mentre lei si allunga e si tuffa su ogni palla, come fosse l'ultima...
Istantanee, fotogrammi di una vita intera, fermo-immagine di anime tormentate che bruciano sè stesse alla ricerca della felicità e del loro compimento sublime.
Monocromie continue ed estenuanti, per ricordarci che il rosso è il colore del sangue degli eroi, il colore del fuoco che li muove, ed il blu, che dà la pace ma che è anche freddo come il cuore che non sa amare, pronto a divenire rosa o verde, a seconda dello stato d'animo che noi spettatori dobbiamo nutrire vedendo le gesta dei personaggi.
in tutto ciò Araki diventa una guida ferma, come Virgilio lo è per Dante, amorevole, perchè non vuole spaventarci, ma solo stupirci, e ricordarci che anche se ognuno di noi si rivede nelle sofferenze dei protagonisti, alla fine quelle che vediamo sono fiabe moderne, "sono solo canzonette" come direbbe qualcun altro, semplici, bellissimi cartoni animati.
E che dire dell'Araki Character Designer?
I suoi personaggi...perfetti!
Tanto crudi e spesso poco curati nella versione manga quanto gentili e funzionali al ruolo dopo essere stati ridisegnati dal Maestro di Nagoya.
Colori complementari, teoria del colore rispettatissima, simbologie, forme, tutto tende a dare una resa immediata del personaggio, sia che si tratti di un buono che di un cattivo, di un protagonista che una comparsa.
Il suo lavoro lo conosce eccome Araki, e lo dimostra ogni volta.
E i suoi personaggi (perchè diventano suoi al 100%) pur affrontando evoluzioni e cambiamenti nel corso della storia, non perdono mai di efficacia o di appeal nei confronti del telespettatore.
Duke fleed (Actarus di Goldrake) per esempio, inizialmente caratterizzato da Komatsubara come un "figlio dei fiori" che rifiuta la guerra e la violenza, con l'arrivo di Araki nella seconda parte della serie diviene un principe, senza patria, misterioso, cupo, tormentato, pallido ma bellissimo, e ogni volta che troverà l'amore, la guerra gli negherà la felicità, fino allo scontro finale, sofferto, liberatorio, che lo vedrà vincitore come una fantascientifica Cenerentola o un moderno Ulisse, finalmente pronto per tornare a casa e ricostruire il suo regno distrutto.
È tutto l'insieme estetico dello stile di Araki, che si sviluppa con tratteggi, close up, le già citate monocromie, controcampi e fermo immagine funzionali e deliziosi, decorazioni luminose e barocche che ballano attorno agli stati d'animo dei protagonisti, così che anche i racconti più realistici e drammatici diventano favole incise con un' abilità e una leggerezza godibili a chiunque, anche se sovente il personaggio sfiora la morte (o ne viene raggiunto, spesso e volentieri), sfidando le leggi della natura e degli dei, avvicinandosi alle stelle, giungendo a passo deciso verso quel sacrificio che solo gli eroi più grandi sanno affrontare.
Come ho già detto, si tratta di cartoni animati, ma anche di trame spesso epiche, storiche, magiche, e Araki con il suo Bikei ce lo ricorda, allontanando lo spettro della morte ( e spesso anche quello della vita, dura ed incomprensibile) dai nostri sonni, dai nostri sogni.
Brucia! Cosmo delle tredici stelle, brucia! Oltre i limiti del cielo..
Shingo Araki, 1939-2011
martedì 22 novembre 2011
un nuovo inizio...
Rieccomi di nuovo qui.
Dopo anni, finalmente torno a scrivere in un blog personale, un blog dedicato a ciò che faccio, ciò che penso, ciò che amo, ciò che progetto di fare.
L'ultimo, fece una brutta fine, ormai tre anni fa.
Di recente in effetti ne ho gestito uno dedicato alla disoccupazione, condizione che mi ha visto vittima e carnefice di me stesso...
Ma quello è un altro discorso, ne parlerò più in là...
per il momento l'unica cosa che voglio è dare a tutti il mio benvenuto, sperando che tutto ciò che vedrete in questo spazio web sia di vostro gradimento, dalle immagini alle opinioni che esporrò, su me stesso innanzitutto, sul fumetto, sul cinema, sull'arte in generale, e perchè no, anche sulla situazione sociale attuale, economica e politica...
stay tuned
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